Ascensione, identificazione, ostruzione
Entro in ascensore, mi giro verso l’uscita (prima di entrare è l’entrata, quando si è entrati diventa l’uscita. Questo non è vero per le uscite d’emergenza, che sono solo tali. Non esistono da nessuna parte al mondo, invece, per quanto ne sappia, le entrate d’emergenza) giusto in tempo per vedere una signora arrancare verso l’entrata (vedi sopra). Mi identifico subito in un portaombrelli, ma non serve a niente. La signora entrando nel cubicolo mi nota subito e mi entra nel naso, pure, sotto forma di eau de toilette dolciastra.
Il portaombrelli in cui mi identifico è a forma di anfora, in ottone, 54 centimetri di altezza, 35 centimetri di diametro, un pezzo d’arredamento che potrebbe andare benissimo per case, negozi eleganti e studi professionali. Ma che non stona, in un ascensore.
- A che piano, signora?
- Quarto, grazie.
- Ehi, anche io abito al quarto. Che strano, eppure non l'ho mai vista.
- Sì, lo so.
- Che cos’è che sa?
- Che non mi ha mai visto. Dice sempre così.
- Non capisco.
- Tutte le volte che mi incontra in ascensore, mi dice che non mi ha mai vista prima. Tutte le volte.
- Quindi ci siamo già incontrati altre volte?
- Sì.
- Molte volte?
- Un sacco di volte.
- Dica: le sembro un portaombrelli?
- Siamo al piano, mi fa uscire?
- Un secondo, signora. Le sembro un portaombrelli? Perché magari si tratta di questo.
Il ritorno del domestico
Il piccione di città è un animale rinselvatichito derivante dal piccione domestico, che a sua volta deriva dal piccione selvatico. Sebbene quindi il piccione di città derivi da un antenato domestico, esso va considerato come una specie selvatica, sia perché di fatto esso è tornato ad una vita selvatica, sia perché le sue popolazioni sono regolate dalle stesse leggi che regolano l’accrescimento delle popolazioni di animali selvatici.
Il suo stato di animale selvatico è stato riconosciuto dal Tribunale di Torino con la sentenza n. 284/82 del 23 giugno 1983.
Come tale esso è protetto dall’art. 2 della legge 11/02/93, n. 157; la sua uccisione o la cattura sono vietate dagli articoli 3 e 18 della stessa legge.
Roba da matti. Ogni volta che mio padre mi convince ad accompagnarlo in ferramenta, non riesco a fare a meno di comprare qualcosa che non mi serva. Una volta ho comprato un set di imbuti formato da cinque imbuti di varie dimensioni e colori: il più piccolo è giallo, si passa poi al rosso, al verde, al blu, fino al bianco che è il più grande. Non li ho mai utilizzati, e così alla fine li ho usati, rovesciati, come cappellini per certi pinocchi di legno i cui originali cappelli avevo usato, rovesciati, come tazzine da caffè. Le tazzine da caffè non le trovo più.
Oggi ho accompagnato mio padre in ferramenta e ho comprato una barriera antipiccioni. Io però abito in periferia, dalle parti dello stadio, e lì non ci sono piccioni. Allora, per dare un senso all’acquisto, ho pensato bene di andare in centro a recuperare un po’ di piccioni. In Piazza della Madonna Imbacuccata ho sequestrato due splendidi esemplari, maschio e femmina, attirandoli nella gabbia che avevo con me con briciole di pane PrestoInForno Clebbino (march. reg.). Giunto a casa, ho fabbricato un nido con trucioli di legno, segatura, peli di gatto, cerume delle orecchie, saliva, vetrocemento, e l’ho fissato nel sottotetto di casa. Quindi ho liberato al suo interno i due piccioni. Sul davanzale della finestra ho sistemato, fiero, la barriera antipiccioni. Quegli stronzi animali del cazzo! Peste biblica dei centri urbani! Maledetti! Alla larga dalla mia vita, che Noè vi maledica.Intervista all’asciugatrice Federica Indesit
Di seguito, l’intervista all’asciugatrice Federica di Indesit che mio cognato ha realizzato per il prossimo numero di Io Elettrodomestico. Qualcosa non mi convince, mio cognato è un farabutto e non ha la verve necessaria per intervistare un elettrodomestico. Ho fatto delle ricerche e ho scoperto delle somiglianze imbarazzanti con questa intervista a Federica Panicucci. Mio cognato è un vero paraculo, ma a me non la dà a bere.
Che ne pensi del nuovo programma di lavaggio “Bucati di Cuore” che è stato predisposto per te? Pensi che sia adatto al bucato?
Sì, il programma mi è piaciuto subito, è molto fresco e divertente. Da noi non ci sono drammi, non si piange, anzi, si ride moltissimo e si scherza insieme.
Federica, per quanto riguarda invece i tuoi "Affari Di Cuore"?
Sto da quattro anni con Mario Frangetta (noto asciugacapelli, della collaudata squadra di asciugacapelli Braun, n.d.r.)
Gira voce che questa vostra storia avrà un termine, non inteso come un'interruzione del vostro rapporto… Insomma, quando "convolerete a giuste nozze"?
L'hanno scritto, continuano a scriverlo: vari giornali danno le nostre nozze come imminenti. In realtà non è vero. Noi stiamo benissimo insieme: la nostra è una storia bella, serena, che va avanti tranquillamente. Sposarmi non è tra i miei progetti più prossimi. Inoltre in questo periodo lui è a Milano e io a Roma: ci vediamo poco.
Come ti trovi a Roma?
Mi trovo molto bene, anche se, come in ogni cosa ci sono aspetti postivi e negativi. Da un lato qui c'è un clima stupendo. Tutti me lo dicevano e in effetti è vero: la mattina mi sveglio e c'è sempre il sole. A Roma c'è un altro stile di vita. Per quanto riguarda il lavoro, ad esempio, rispetto a Milano tutto è preso con maggiore tranquillità, serenità. D'altro canto però Roma non è la mia città: non ho la mia casa, non ho la mia macchina, non ho le mie amicizie, non ho il mio fidanzato e mi sento un po' spiazzata. È anche vero che io sono qui per lavorare e dunque non ho molte opportunità di fare vita sociale, anche per questo mi manca Milano.
Attualmente ti dividi tra bianchi e colorati. Quale bucato preferisci tra i due?
La differenza è notevole: coi bianchi non ho copioni e questo mi permette di essere molto più diretta e di aver un dialogo con gli utenti più "spicciolo". Coi colorati, che sono il mio primo amore, sono un po' più fredda: col bucato colorato è difficile dimostrare al pubblico chi sei veramente, mentre coi bianchi, proprio grazie ad un linguaggio più facile riesco ad essere più immediata. Non ho preferenze tra i due bucati, continuo a farli entrambi, anche se ora con molta fatica.
Tempo libero te ne rimane?
No, purtroppo no: oltre al programma “AsciugaTuttoEFalloInFretta” e a "Bucati Di Cuore", ho un contratto di ospite fisso a “Buona Domenica”. Poi sto facendo degli spot pubblicitari, uno per Mc Donalds e l'altro per la Lorenz. Poi ho un fidanzato, una casa a Milano da portare avanti, una famiglia... il tempo libero ormai è un miraggio per me.
Nella foto: un intenso primo piano di Federica
Very Important Machines
Mio cognato scrive per Io Elettrodomestico, l'inserto settimanale del Clebbino della Sera. Il suo direttore lo ha convinto a realizzare una serie di interviste agli elettrodomestici più "in", quelli che sono considerati i Vip del mercato. Attualmente gli elettrodomestici più evoluti sono in grado di scegliere i programmi, di funzionare da soli, di comunicare all'utente eventuali guasti o programmi consigliati, di parlare con il tecnico, di ricevere istruzioni vocali. Alcuni si sono addirittura dati al cinema e altri stanno pensando di candidarsi alle prossime elezioni europee.
Perché non intervistarli?, ha pensato il direttore di Io Elettrodomestico. Perché non far conoscere ai consumatori il loro punto di vista?, ha detto il direttore di Io Elettrodomestico a mio cognato.
Stamattina mio cognato ha telefonato all'agente dell'asciugatrice Indesit per fissare un'intervista. L'appuntamento è fissato per oggi pomeriggio. "Che domande faresti a un'asciugatrice?" mi ha chiesto. Era un po' nel panico. "Chiedigli qual è il suo sogno nel cestello" gli ho risposto. Mi aveva telefonato in ufficio e io avevo messo il vivavoce, così tutti i miei colleghi sono scoppiati a ridere.
A pranzo non mi bastavano i soldi per il caffè e ho chiesto alla macchinetta se mi faceva un prestito. Si è limitata ad erogarmi un caffè senza zucchero.
Homo erettilus

Una recente ricerca condotta in Australia sulle disfunzioni di erezione rivela che sono soprattutto i contabili, gli agenti di borsa e gli impiegati di banca a chiedere aiuto al loro medico per questo problema [...]
Soffrono con più frequenza di disfunzioni erettili alcune professioni come tassisti e conducenti di autobus, che seguono una dieta meno sana e trascorrono la giornata seduti, con poco esercizio fisico fuori del lavoro.
La mia azienda ha una serie di cause in corso intentate da alcune associazioni di consumatori a causa di un nostro prodotto, la Cedrata Clebbino (march. reg.), che come effetto collaterale causerebbe iperfunzioni erettili. In sostanza, i consumatori di questa bevanda dissetante si ritrovano con incontrollate erezioni che non sarebbero nemmeno spiacevoli, se non fosse che per l'80% dei casi si concludono, cinque minuti dopo l'apparizione del disturbo, con una incontrollata e violenta eiaculazione.
Dopo che ho letto la notizia sulle disfunzioni erettili di contabili, agenti di borsa, banchieri, tassisti ho suggerito al mio superiore che forse si potrebbe usare la Cedrata Clebbino (march. reg.) per combattere queste disfunzioni. Mi sembrava un'ottima idea. Ciononostante, e forseproprioperquesto, il mio superiore ha detto che dalla prossima settimana sarò trasferito al reparto Entropia. "Lì si che farai carriera" ha sibilato.
Poiché non ci sono più strisce pedonali, stamattina sono rimasto bloccato nell'aula spartitraffico del viale per 1 ora e 35. Nell'arco di quel tempo, ho fatto un po' di raccolta differenziata tibetana dei pensieri. Ho trovato:
- 67 pensieri di suicidio sotto varie forme e modalità
- 23 fantasie erotiche
- 41 pensieri di omicidio
- 350 fantasie di calamità naturali
- 4 fantasie di calamità artificiali
- 3 pensieri indefiniti.
Ho tenuto i 3 pensieri indefiniti e ho buttato il resto. Se avessi saputo, stamattina, che sarei stato trasferito al reparto Entropia, avrei tenuto anche il resto.
Suzione, ascensione, rimozione
Entro in ascensore ciucciando il mio ClebbaLecca (march. reg.), il lecca lecca Clebbino al gusto di Ignavia, ma non faccio in tempo a chiudere il portello in faccia ad una signora che sta arrivando. Così entra in ascensore.
Odio condividere l'ascensione con terzi (i primi siamo io, i secondi siamo sempre io, i terzi sono gli altri). La discesa in ascensore in compagnia è più sopportabile, anzi, auspicabile, consolatrice. Ma l'ascensione è fatto strettamente privato.
- A glie gliano?
- Come?
Tolgo il ClebbaLecca di bocca.
- A che piano, signora?
- Ah. Quarto, grazie.
- Ehi, anche io abito al quarto. Che strano, eppure non l'ho mai vista.
- Me lo dice ogni volta.
- Che cosa le dico?
- Che non mi ha mai vista prima. Ogni volta che mi incontra in ascensore, lei mi chiede il piano, si stupisce che abito al suo stesso piano, e si stupisce di non avermi mai vista. Ogni volta.
- Ma pensa tu.
- Già.
- Curioso.
- Siamo arrivati. Mi fa passare? Si scansa? Mi lascia passare? Signore! Signore!
doppiare la vita

Domenica sono stato al cinema a vedere un film con un attore famoso di cui non ricordo il nome, quindi forse è famoso sì, ma fino a un certo punto. Ero con la mia ragazza Armenia. A un certo punto l’attore famoso ha pronunciato la parola “figo”, ma ha mosso le labbra come dicendo “culo”, al che mi sono spaventato.
Più tardi, in pizzeria, Armenia mi ha spiegato che questo accade perché gli attori sono doppiati. In sostanza, se noi guardiamo un film straniero, non è che gli attori parlano in italiano, così come ci sembrerebbe ascoltandoli, no; in realtà gli attori sono doppiati. Cioè, essi recitano parlando americano, come nel caso del film di ierisera che era ambientato in America, o parlano francese, se il film è girato in Francia, o parlano cinese se ambientato in Cina, o parlano il marocchino se ambientato in Marocco, o parlano svizzero se ambientato in Svizzera, o parlano il corsico se ambientato in Corsica. Naturalmente, se il film è ambientato in Corsica ma gli attori e la produzione sono italiani, non è che si parla corsico, no, in quel caso si parla italiano. Ugualmente, se il film è ambientato in America ma gli attori e la produzione sono cinesi, si parla cinese, no americano. E via dicendo.
Ora, quando poi il film americano prodotto in america e recitato da americani arriva in Italia, ci sono i doppiatori italiani che traducono il film, recitando sopra alle loro voci con le proprie. Così, se noi sentiamo Kevin Costner dire al cinema “Io ballo coi lupi”, in realtà lui in quel momento sta dicendo “i dance with the wolfes”, ma noi sentiamo la voce dell’attore italiano che gli parla sopra dicendo “io ballo coi lupi”. Così succede che noi ci abituiamo a pensare che Kevin Costner parla in italiano con quella bella voce suadente, fino a che non lo vediamo in una pubblicità italiana che dice con la sua voce “è bèlo caminare su una vale verde” e noi restiamo spiazzati, che chi se lo immaginava che Kevin Costner c’avesse una voce tanto del cazzo.
Allora ho pensato che pure io vorrei essere doppiato, per averci una voce più figa. Consegnerei le pizze, muovendo le labbra senza parlare, mentre al mio posto parla quello che fa la voce di Rocky e che Armenia ha detto che si chiama Ferruccio Amendola, così con la voce di Rocky mi sentirei dire: “ecco le sue due quattro stagioni e una quattro formaggi, signora” ed ecco che mi darebbero anche una mancia più sostanziosa. Ora che ci penso potrei anche dire “ma vaffanculo a te e alla tua famiglia del cazzo, ecco cinque belle pizze ricolme di merda”, tanto sopra si sentirebbe sempre la voce di Rocky dire “ecco le sue due quattro stagioni e una quattro formaggi, signora”.
Il film di domenica era la storia di uno che nella vita lotta per diventare qualcuno, e alla fine ci riesce.
Risate a rotelle
Il mio amico Ermete Dossi è stato licenziato dal suo lavoro di pupazzo umano per i crash test della Fiat. La motivazione: un momento prima di schiantarsi con una Fiat **** contro una parete di cemento con rostri in acciaio avrebbe esitato, rallentando, e andando a schiantarsi a soli 90 km/h invece che a 120, come previsto dal test. I risultati ne sarebbero così usciti gravemente falsati. Falsati rispetto a cosa?, gli chiedo fingendo interesse. È sulla sedia a rotelle in casa sua, l'impatto gli ha spappolato un ginocchio e leso la colonna vertebrale e forse resterà paralizzato vita natural durante. Ciononostante, eforseproprioperquesto, sostiene che la storia del test falsato sia soltanto una scusa: "in realtà mi hanno licenziato perché sono rimasto paralizzato e non gli servo più", piagnucola. "Chi è che ti ha licenziato?", gli domando, sbadigliando. "Il mio nuovo superiore, un vecchio crash test dummy che è stato promosso a dirigente". Scoppio a ridere, e lui si unisce alla risata. "Be', l'importante è che l'hai presa bene", dico tra le lacrime e le risa. Ermete diventa di colpo serio e io mi ritrovo a ridere da solo.
Vado avanti a ridere per dieci minuti, sentendomi bene e in forma, sano, con tutti i miei arti a posto. Ermete dice che presenterà domanda alla Fiat per essere assunto come pupazzo umano per i test delle vetture speciali. "In che senso speciali?", gli chiedo senza ascoltarlo e scorrendo con gli occhi la sua collezione di Dylan Dog, Nathan Never, Vampirella annate 1968-75, Topolino annate 1978-2003, LancioStory, Geppo, un numero di Dampyr, Le Meravigliose Avventure del dott. Clebbino (collezione completa tranne il rarissimo numero 128), Braccio di Ferro, Mister No. "In che senso speciali?"
"Nel senso di quelle per handicappati".
Zucchine d'artista
Niente, oggi ero al supermercato quando a un certo punto mi è scappata la cacca. Ho chiesto alla commessa della Coop se c'era un bagno, mi ha risposto che non c'era nessun bagno. Allora sono andato al reparto Frutta&Verdura, ho preso un sacchettino di plastica, mi sono accovacciato dietro alla cassetta dei broccoli, mi sono abbassato le braghe e ho cagato nel sacchetto, sorridendo alla telecamera a circuito chiuso. Ne è venuto fuori uno stronzo oblungo e color cacca, guarda un po'. Ho chiuso il sacchetto, l'ho appoggiato sulla bilancia e ho schiacciato il n.10, quello per le zucchine, quindi ho appiccicato il codice a barre adesivo con il prezzo sul sacchettino.
Poi ho preso una confezione di merendine Clebbino (march. reg.) e sono andato alla cassa. La cassiera ha passato le merendine Clebbino (march. reg.) sul lettore ottico, poi ha passato il sacchetto di merda sul lettore ottico e mi ha detto che spendevo 5 euro e 10. Ho pagato con una banconota da 10, poi sono andato a trovare il mio amico Ermete Dossi.
Paura e Delirio sul marciapiede
Stamattina me ne venivo al lavoro a piedi, con le unghie inargentate di Gratta&vinci, l'alito al sapore di mentina, la barba di tre giorni e, in via del tutto straordinaria, il cazzo sistemato a destra dei boxer invece che a sinistra, quando dall'altra parte della strada, sul marciapiede opposto, ho visto l'impiegata dell'amministrazione diretta anche lei al lavoro. Stava facendo finta di non vedermi ma mi aveva sicuramente visto, e allora ho richiamato la sua attenzione con un "ehilà" e un cenno della mano, costringendola a girarsi verso di me e a rispondere al mio saluto con un timido ciao.
Non ho nessuna confidenza con l'impiegata dell'amministrazione, un essere sciatto che usa foulard orrendi, probabilmente acquistati al Clebbino Store House. Ho attraversato la strada in un punto in cui le strisce pedonali erano state rimosse (si vedevano le cicatrici sull'asfalto), giusto in tempo per vedere l'impiegata accelerare il passo, per non essere costretta a condividere con me quel pezzo di strada. Non abbiamo niente da dirci, e sarebbe stato solo imbarazzante camminare fianco a fianco anche solo per alcuni metri. Allora ho accelerato il passo anche io, dietro di lei. Sono sicuro che l'impiegata stava percependo la mia presenza avvicinarsi alle sue spalle, perché mi è parso di vederla tremare. Accelerando il passo l'ho raggiunta, e superandola le ho detto di nuovo ciao. Lei senza guardarmi ha sorriso disperatamente e mi ha risposto con un ciao che le ha incrinato la voce.
Ormai ero davanti a lei di una decina di metri, quando ho iniziato a rallentare il passo piano piano. Volevo che mi raggiungesse. Ma anche lei stava evidentemente rallentando, per evitare di raggiungermi. Questa cosa è andata avanti per un po', fino a che io mi sono fermato completamente. Alle mie spalle ho percepito il suo passo avvicinarsi esitante e angosciato.
Ciao, le ho sorriso quando mi è passata di fianco.
Ciao, ha risposto terrorizzata sfrecciando davanti a me.
Per qualche istante l'ho osservata allontanarsi, sbandava vistosamente.
Allora ho ripreso a camminare, con passo deciso, dietro di lei.
Otto metri. Sei metri.
L'ho vista abbassare la testa e concentrarsi tutta nella marcia, per non farsi raggiungere. Ma la mia falcata è potente.
Cinque metri, quattro metri.
Ormai stava correndo, e io correvo dietro di lei.
Tre metri. Due metri.
Aveva il mio fiato sul collo. Correva a gambe levate, come una gru zoppa, per via dei tacchi, la borsetta le sbatteva sul fianco.
L'ho raggiunta, l'ho affiancata, e reprimendo per un attimo l'affanno del respiro, le ho sorriso per l'ennesima volta e le ho detto ciao.
Nei suoi occhi, l'orrore. Si è fermata di botto, appoggiandosi a una recinzione, si è accasciata in terra, ansimante, è scoppiata a piangere.
"Perché mi fai questo?" ha preso a dire tra le lacrime "perché?"
Mi sono piegato su di lei. Odorava di muschi e licheni.
"Perché sono stronzo".
Precedenze non sancite dal diritto naturale perciò arbitrarie
Le strisce pedonali uccidono. È quanto sostiene uno studio commissionato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal quale emerge che l'87% degli investimenti di pedoni si verifica in corrispondenza delle "zebre". In sostanza, gli attraversamenti pedonali sarebbero la causa principale degli incidenti mortali nei quali a perdere la vita sono i pedoni: "le strisce istigano all'attraversamento, e come tali andrebbero messe fuori legge" sostiene Romario Calindri, portavoce della Clebbino Research, la società di indagini statistiche che ha svolto un'indagine sul comportamento degli automobilisti e dei pedoni.
Dai risultati della ricerca risulta che il 92% delle persone alla guida della propria auto, in corrispondenza delle strisce pedonali, accelera decisamente anziché rallentare: "la ragione sta nel fatto che le "zebre" sul manto stradale ricordano all'automobilista una linea di traguardo, incitandolo a sfrecciare a tutta velocità" spiega Calindri. È allo studio del governo un decreto che dispone la messa al bando immediata di tutti gli attraversamenti pedonali del Paese, e quindi la loro immediata rimozione e cancellazione, a carico delle amministrazioni locali. "Se non ci fossero quelle maledette strisce pedonali, a nessun pedone sano di mente salterebbe in mente di attraversare una strada" ha sbottato il ministro dei Trasporti in una conferenza stampa. "Mi domando che cosa spinga la gente ad attraversare la strada. Che cosa credono di trovare dall'altra parte che già non si trovi di qua? È la solita storia dell'erba del vicino che è sempre più verde, un atteggiamento controproducente che noi intendiamo sradicare" ha detto ancora il Ministro.




Ultimi commenti