Euroclebbino, fiabe africane
passeggio da solo per strada quando una ragazza bionda sbuca fuori da dietro una colonna e m'impallina con la domanda
<<ciao, a te piace leggere?>>
la squadro un po', indeciso se risponderle subito in afgano maccheronico o farla parlare ancora. non ho fretta, per cui dopo qualche attimo le dico
<<bhe si. si, mi piace leggere>>
<<e qual è l'ultimo libro che hai letto?>> prosegue lei, nella sua gonna larga, beige, da intellettuale mancata.
<<mmm... bhe, ho riletto per la quinta volta "Il Maestro e Margherita" di Bulgakov, credo>>
<<ah sì?>>
<<sì>>
<<sicuro?>>
<<ehh... sì, sicuro>>
<<perfetto, allora scopami!>> dice lei come se stesse dicendo <<le sette e un quarto>>.
la fisso un po' stupito mentre mi trascina in un vicolo, mi stende a terra, mi si siede sopra e mi si tromba per dieci minuti buoni. quando abbiamo finito si riaggiusta la gonna e mi dice
<<hai visto che leggere fa bene?>> e se ne va sorridendo.
cristo. cristo, mi dico. una scopata grandiosa, improvvisata, praticamente regalata. la vita è una cosa meravigliosa. mi rimetto in sesto e riprendo la mia passeggiata. dopo un centinaio di metri incontro Abdùl, il venditore di fiabe africane, che mi viene incontro, fa di tutto per stringermi la mano e poi mi chiede
<<ciao, ti piace leggere?>>
lo guardo pensieroso, poi mi scappa un sorriso. mi slaccio i pantaloni e gli dico
<<ma certo, certo che mi piace leggere!>>
mentre tra me e me penso <<ma sì, una volta nella vita vale la pena di provare>>, solo che Abdùl mi guarda malissimo e se ne va con le fiabe africane sottobraccio dicendo qualcosa che non afferro.




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