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Archivio Settembre 2007

Bandini for Burma

by blogghino (27/09/2007 - 13:03)

Ierisera ero appena rientrato a casa che è suonato il campanello, ho subito pensato che fossero i carabinieri o la polizia, che fossero venuti a prendermi. Invece era solo mio padre.
- Sei davvero tu babbo? O è una trappola? Ti stanno puntando una pistola alla testa?
- Scendi, idiota.
- Perché? Sali tu, no?
- Scendi. Andiamo a camminare.
- Camminare? Vuoi che ti accompagni dal ferramenta?
- No, no. Voglio camminare per la Birmania.
- Vuoi arrivare a piedi in Birmania?
Mio padre ha riso nel citofono. Che strano, mio padre non ride quasi mai, specialmente dopo che è morta la mamma, solo quando guardiamo “Criminali buffi” alla tele lo sento ridere.
- No. Voglio unirmi ai birmani, ma senza andare in Birmania. Scendi.
Allora sono sceso. Il cielo era rosso.
- Fanno quel colore lì – ha detto mio padre.
- Ma chi, santiddio?
- Tutti quei monaci birmani che camminano per strada avvolti nelle loro tonache rosse. Fanno un fiume rosso. L’ho visto alla tele. È bellissimo. Dài, camminiamo anche noi.
- Ma a che serve? E non siamo manco vestiti di rosso.
- A che serve?
- A che serve?
- A che serve?
- Sì, appunto, a che serve.
Mio padre mi ha dato un colpo sulla nuca, ridendo.
- Loro camminano. Camminiamo anche noi.
- Ahio.
- Bandini for Burma! – ha detto mio padre, alzando le braccia contro il cielo rosso.


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Quello di cui la gente ha davvero bisogno

by blogghino (24/09/2007 - 11:37)


L’altro giorno ero in fila alla cassa del supermercato, quando la signora davanti a me ha fatto una cosa terribile. La sua spesa stava sfilando sul nastro trasportatore e lei aveva già iniziato a imbustarla, quando la cassiera ha preso in mano un sacchetto trasparente con dentro una papaya dicendo: signora, guardi che non ha pesato la papaya, manca il talloncino, vuole andare a pesarla? La signora ci ha pensato su tre secondi e poi ha detto: no guardi, non fa niente, non la prendo.
Io ero allibito. “ALT!” ho detto, facendo sobbalzare la cassiera e la signora. Ho smesso subito di mettere la mia spesa sul nastro trasportatore e mi sono avvicinato alla signora.
- Come sarebbe che non prende la papaya? – ho detto.
- Che la lascio qua, pazienza, in fondo non è così importante.
- Ah non è importante? E allora scusi perché l’aveva presa?
La signora ha ruotato gli occhi a destra e sinistra, si è stretta nelle spalle, ha risposto:
- Boh, vedendola mi era venuta voglia ma poi in fondo non è che mi serve, l’ho presa così.
La cosa stava per mandarmi fuori dai gangheri.
- Ah l’ha presa così, senza pensarci tanto – ho detto io.
- Esatto – ha convenuto la signora.
Allora io ho cominciato a tirare fuori le cose che la signora aveva messo nelle buste.
- Vediamo, e questa cosa le serve davvero? – ho chiesto, estraendo uno spazzolino elettrico.
- Be’, no – ha detto la signora, balbettando.
- E quindi togliamo anche questo – ho detto, passando lo spazzolino alla cassiera – e poi vediamo cos’altro abbiamo qui: delle schiacciatine confezionate. Sono proprio necessarie?
- Ecco. Io. No, direi di no – ha detto la signora.
Ho passato le schiacciatine alla cassiera.
La stessa cosa ho fatto con un flacone di ammorbidente, con delle scatolette di sgombro, una confezione da tre chili di asparagi Clebbino in offerta, delle solette per scarpe, una bomboletta di panna spray e una serie di cose che non mi ricordo. Alla fine tutta la spesa della signora era in braccio alla cassiera e dentro le buste non c’era più niente.
- Ecco fatto, non le serviva niente, ha visto? Ora può andare a casa – ho detto alla signora, che teneva le braccia abbandonate lungo il corpo e le tremava forte il labbro inferiore.
- Vada, vada – le ho ripetuto, dandole dei buffetti sulla spalla. La cassiera ha chiamato al telefono il direttore. Dopo trenta secondi è arrivato il direttore. Quando mi ha visto, la faccia gli si è accartocciata:
- Lo sapevo. Ancora lei – ha detto, puntandomi il dito contro.
- Buonasera – ho detto io.
- Che ha fatto stavolta? – ha chiesto il direttore alla cassiera, che le ha spiegato tutto, senza smettermi di guardarmi preoccupata. Io intanto avevo acceso lo spazzolino elettrico e mi ci stavo pettinando le sopracciglia.
- Perché ha fatto una cosa simile? – ha tuonato il direttore.
- La signora era in evidente stato confusionale nei confronti dei suoi acquisti e io l’ho soltanto aiutata, tutto qua – ho risposto.
- Lei ha spaventato a morte una nostra cliente, impedendole di fare la spesa! E la smetta di spazzolarsi le sopracciglia, perdio!
Alla fine il direttore ha chiamato l’energumeno della sicurezza e mi ha fatto accompagnare fuori, era talmente fuori di sé che si è dimenticato di requisirmi lo spazzolino elettrico e così adesso stasera potrò usarlo con Giselle per esplorare con lei nuovi territori dell’eros.

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La questione delle fotocellule

by blogghino (18/09/2007 - 14:18)


Qualche giorno fa quelli del Reparto Entropia hanno manomesso la fotocellula della luce nei bagni del Reparto Creazione. Così adesso come uno entra nel cesso la fotocellula scatta e si accende la luce ma poi dopo sei secondi si spegne subito, invece di durare, che ne so quanto durava prima, tipo un minuto (quando hai il tempo non ci fai caso, ci fai caso solo quando te lo levano, un po’ come lo spazio. Forse questa cosa l’ho già scritta, che banalità. Comunque). Quindi adesso fai in tempo a sbottonarti la patta e a estrarre l’organo e a iniziare la minzione e bum!, la luce si spegne (n.b. “bum” non è il rumore di un’esplosione, lo dico per tranquillizzare le forze dell’ordine e le squadre antiterrorismo, è solo per dire che la luce si spegne all’improvviso) e ti ritrovi a pisciare al buio, allora cominci a smanacciare l’aria per far scattare di nuovo la fotocellula e quindi la luce, e quando la luce si riaccende per altri sei secondi il risultato è che ti sei pisciato sulle scarpe, firmate o no che siano.
Poi succede che quando esci dall’ufficio i cani che sono in giro, quelli dei punkabestia e quelli delle vecchiette ma anche quelli delle persone per bene, che c’entra, insomma tutti i cani sentono che le tue scarpe puzzano di urina e allora si sentono in dovere di ridefinire il possesso del territorio e vengono a urinarti pure loro sulle scarpe, il risultato è che quando entri in casa hai i piedi umidi di tante urine diverse e sei alquanto triste per questo.
Comunque sia, il fatto è che la direzione adesso ha deciso che sei secondi per pisciare sono più che sufficienti e che bisogna combattere i buchi di produttività tipo le pisciate lunghe al cesso e che dunque la fotocellula rimane così, roba da matti. Manca solo che gli danno pure una medaglia, a quelli del Reparto Entropia.
Adesso se vuoi pisciare senza fartela sulle scarpe devi stare lì che con una mano reggi l’organo nell’atto della minzione e con l’altro braccio sbracci l’aria continuamente per sollecitare la fotocellula a mantenere la luce accesa.
Questo era il preambolo, adesso viene quello che volevo dire.
Ecco cosa volevo dire: stamattina ero in bagno che minzionavo e sbracciavo, sembravo un mulino ad acqua, e mentre facevo questo mi chiedevo se anche il Sole è una fotocellula gigantesca al centro del sistema solare, tenuta accesa dalla rotazione dei pianeti. Questo significherebbe che se i pianeti si fermassero il Sole si spegnerebbe e con esso la vita. Se fosse così significherebbe che sono i pianeti con tutte le loro forme di vita, visibili e non visibili, a tenere acceso il Sole. Ma forse questa è una visione della vita troppo antropocentrica, forse è il contrario, e cioè: forse la Terra e i pianeti sono le fotocellule ed è il sole, coi suoi raggi, che aziona i pianeti e quindi mette in moto la vita. Ma forse neanche questo è esatto, forse la cosa è reciproca e ogni cosa è fotocellula per qualcos’altro, e in tal caso anche io sono fotocellula, e chissà di chi o di cosa, comunque sono contento di durare più di sei secondi, significa che c’è qualcuno o qualcosa che si sbraccia per tenermi acceso.

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La politica adesso ci si scende dentro

by blogghino (13/09/2007 - 17:46)

Da quando l’ex presidente del consiglio di cui non ricordo il nome per annunciare il suo ingresso in politica usò l’espressione “scendere in campo”, chiunque intenda darsi alla politica non può che “scendere in campo” o comunque “scendere in politica”. Una volta in politica ci si entrava o alla politica ci si dava, è sempre bella l’idea di darsi a qualcosa o qualcuno, invece adesso si scende, la politica è diventata una roba in basso, un’arena, un pantano, un posto dove ci si sporca o ci si degrada, non capisco perché. Questo pensavo oggi mentre ero da RapidoPizza, dopo che Maria mi ha passato il cartone con la pizza da consegnare dicendomi “Vai, ora puoi scendere in campo”. Anche sei lei intendeva dire che dovevo semplicemente andare a consegnare la pizza, no scendere in politica.
Io se fondassi un partito o se volessi candidarmi alle elezioni non scenderei in politica, né ci salirei o entrerei. Io la farei. Mi sembra una cosa nobile da fare, a me. Oggi mi pare che non la faccia più nessuno.
L’ho detto ad Armenia, le ho detto “Io se volessi candidarmi alle elezioni, io non direi che scendo o entro in politica, io direi che la farei. Io direi che la facessi. Io, dicessi?, facessi?”
“Non entrare in politica” ha detto Armenia “entra dentro me” e ha intrecciato le dita dietro la nuca, era sul divano, con la faccia soddisfatta.
“Uninominale secco?” ho  chiesto, gettandomi su di lei.
Armenia ha fatto no col dito.
”Proporzionale” ha sussurrato, languida “Con sbarramento all’8%”

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E quindi?

by blogghino (05/09/2007 - 12:44)


Un’ora fa sono andato nella Saletta Ristoro, davanti al distributore automatico di vivande calde c’erano Creativo n.1 e uno del marketing.
- Ehilà – ha detto n.1.
- Ma ciao – ha detto quello del marketing.
- Tutto bene?
- Tutto bene?
- Ma sì, dài, tu come stai?
- Bene. Sono tornato lunedì dalle ferie.
- Anch’io. E come va?
- Non c’è male, e tu?
- Ma sì, dài. E le ferie?
- Sono tornato questa settimana.
- Anch’io. E com’è andata?
- Bene, benissimo. E tu?
- Sì, anch’io sono tornato questa settimana. Sono stato bene. Tu come va?
- Abbastanza bene, e tu?
- Bene, bene. E le ferie?
- Ah, bellissime. E tu?
- Sì, anch’io.
- Anch’io.
- E che tempo hai trovato?
- Ah, bello, è piovuto un po’, però tutto sommato è stato bello. E tu, il tempo?
- Ah, bellissimo. Un tempo splendido.
- E quando sei tornato?
- Questa settimana, e tu?
- Anch’io questa settimana. E com’è andata?
- Ma sì dài. Bene. E te?
- Sì, sì, siamo stati bene. Il tempo, magnifico. Tu come va?
- Non c’è male. E tu?
- Tutto bene. Sono appena tornato dalle ferie.
- Anch’io.
- E quindi? – ho detto io.
Creativo n.1 e quello del marketing hanno girato le teste verso di me.
- Ma ciao – hanno detto all’unisono.
Sono scappato via.

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Ascensione, domiciliazione, barzellettizzazione

by blogghino (03/09/2007 - 17:18)


Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
Le porte stanno per chiudersi quando una donna che non ho mai visto prima riesce a intrufolarsi nel cubicolo all’ultimo momento. La donna regge due sacchetti della spesa, con la spesa dentro.
- A che piano, signora?
- Quarto, grazie.
- Ci abito io, al quarto. Mi sta portando la spesa? Consegna a domicilio?
- Consegna a domicilio, esatto. Ma al mio domicilio, non al suo.
- Cioè lei abita al quarto piano di questo condominio? Buffo, eppure non ci siamo mai incontrati prima.
- Mi fa venire in mente una barzelletta. La sa quella dei due cadaveri di due vecchi amici di scuola che si ritrovano fianco a fianco sui tavoli di un obitorio?
- No. Ma cosa c’entra?
- Uno dice all’altro: “Ehilà! Chi muore si rivede!”
- E l’altro?
- L’altro niente. È finita. Lei non solo non ha memoria, le manca anche il senso dell’umorismo.
- Memoria di cosa? Ah, ahaha, questa invece l’ho capita, ahah. Divertente.
- Questa non era un battuta. Siamo al piano, mi fa uscire?
- Siamo al piano? Forte! Ahaha, siamo al piano-forte, ahaha, che gliene pare di questa?
- Permesso, permesso.


La foto dell'ascensore è di Aidoru

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