Ascensione, derisione, smemorizzazione

Entro nell’ascensore, mi giro verso l’uscita.
Le porte stanno per chiudersi quando all’ultimo momento una donna che non conosco riesce a infilarsi dentro. Le porte si chiudono.
- A che piano, signora?
- Quarto, grazie.
- Stesso piano, allora.
- Sì.
- Che strano.
- Che cosa.
- Abitiamo allo stesso piano, eppure non ci siamo mai incontrati prima.
- Eh. Molto strano. Ma infine ci siamo incontrati.
- Già. Ahahaha!
- La prossima volta potrà schiacciare il tasto del quarto piano senza bisogno di chiedermelo.
- Ma infatti!
- Sempre che se lo ricordi.
- Scherza. Il mio secondo nome è Elefante. Ahahaha.
- Per la proboscide?
- Ma che dice. La prob... Gesù. Ahahaha. No, no. La memoria, per via della -
L’ascensore si ferma, le porte si aprono.
- Eccoci qua. Permesso, permesso
- Aspetti un attimo scusi, com’è la storia della proboscide.
- Mi fa uscire, scusi?
Le porte si chiudono. Premo il tasto, le porte si riaprono.
- A che piano, signora?
- Come?
- A che piano va?
- Ma siamo già arrivati, la pianti.
- Ci conosciamo?
- Si faccia curare. Permesso.
- Anche lei abita qua? E non ci siamo mai incontrati prima?
- Ci siamo incontrati altre mille volte, caro il mio elefante.
- Impossibile, io non l’ho mai vista, e poi come si permette –
Le porte si richiudono. Premo il pulsante, le porte si riaprono.
- Buongiorno, a che piano?
- Ma. Ma. Senta. Quarto, quarto piano.
- Che strano, abitiamo allo stesso piano e – un momento, ma ci siamo già, ahaha, che strano.
- Aiuto. Aiutatemi.
Pensiero sottile

Sabato pomeriggio ero andato al supermercato a comprare acqua demineralizzata per fare L’Acqua FattaInCasaDaTe Clebbino. Si tratta di un prodotto che è ancora in fase di test e che se tutto va bene verrà lanciato sul mercato nella primavera del 2008, in pratica uno si fa l’acqua minerale in casa, basta che si compri l’acqua demineralizzata e una confezione di Acqua FattaInCasaDaTe, in sostanza una specie di Piccolo Chimico con bustine contenenti i vari minerali in polvere, come sodio iodio ferro mercurio stronzio, e può scegliere la combinazione e il dosaggio di minerali che preferisce (a suo rischio e pericolo) e scioglierli quindi nell’acqua demineralizzata, naturalmente è molto più costoso che comprare l’acqua in bottiglia, ma questo il consumatore non lo sa e poi vuoi mettere la soddisfazione. Insomma mi serviva l’acqua demineralizzata per testare il prodotto e poi per elaborare un claim adatto al lancio del prodotto in vista della riunione del Reparto Creazione di domani, così sono andato al supermercato. Al supermercato ho incontrato Sanpietroli, il mio dentista.
- Ehilà Bandini, molti panni da stirare? – ha detto, indicando i flaconi di acqua demineralizzata.
Io non potevo dirgli che era per testare l’Acqua FattaInCasaDaTe, perché è un segreto industriale, e allora gli ho detto sì, infatti, ahahah.
Sanpietroli come al solito si era perso la moglie tra i vari reparti del supermercato, ma non dava peso alla cosa e prendendomi sottobraccio ha detto che mi avrebbe accompagnato per un po’ tra gli scaffali.
- Ma io sono a posto, non mi serve altro – ho detto.
- Lei compra sempre una sola cosa per volta al supermercato?
- Spesso sì – ho detto io.
- Mi sembra un modo molto stupido di fare la spesa.
- Però mi evita di fare la lista, e poi per la cassiera è tutto più facile, basta passare un unico prodotto sul lettore e poi moltiplicarlo per il numero totale dei prodotti che ho preso.
Sanpietroli mi ha squadrato un attimo, serio. Io ho sorriso.
- Non sorrida, perdio. Lei ha dei denti orrendi.
- È lei il mio dentista.
- Che cosa vorrebbe insinuare?
- No, no, niente, io
- Le voglio rendere la vita migliore – ha detto Sanpietroli, e dallo scaffale dei prodotti per la cura personale ha preso una confezione di filo interdentale non cerato e l’ha lanciato nel mio carrello.
- Il filo interdentale rende la vita migliore?
- È un ottimo esercizio spirituale.
- Spirituale?
Sanpietroli ha lanciato uno sguardo verso la telecamera di sorveglianza, si è avvicinato e quasi sottovoce ha detto:
- Sa cosa vorrei? Vorrei un pensiero resistente e sottile come il filo interdentale, da passare mattina e sera tra le pieghe della mia mente, per fare un po’ di pulizia. Siamo un po’ indietro da questo punto di vista, non trova? Dal punto di vista dell’igiene mentale, intendo.
Anch’io ho guardato furtivamente verso la telecamera. In quel momento eravamo due terroristi, due sobillatori, due che tramavano tra gli scaffali di un supermercato il sabato pomeriggio.
Facendomi schermo con la mano mi sono avvicinato a Sanpietroli e gli ho sussurrato:
- Io faccio la Raccolta Differenziata Tibetana dei Pensieri.
Sanpietroli ha annuito, ma aveva gli occhi da pesce lesso di chi non capisce.
- Quella non è sua moglie? – ho detto allora, indicando una sagoma che si muoveva radente il banco dei surgelati.
- Può essere, può essere. Lo usi tutte le sere. Un esercizio spirituale! – ha detto indicando il filo interdentale, e si è allontanato.
Io ho girato l’angolo e ho tolto il filo interdentale dal mio carrello. Non volevo complicare la vita alla cassiera.
Fatelo con un fiore

L’altra sera Giselle, la mia bambola gonfiabile, mi ha tenuto il muso per tutto il tempo e non mi ha rivolto la parola, all’inizio non capivo perché, poi invece ho capito perché: si era probabilmente ingelosita e offesa per il fatto che dopo cena mi sono messo a sfogliare distrattamente il catalogo delle bambole gonfiabili che mi arriva per posta ogni tre mesi. Lo stavo sfogliando distrattamente ma forse non abbastanza distrattamente, in effetti l’occhio mi era finito sul modello “Alien sex doll”, dalla suadente pelle verde e dal capo allungato, il cui claim recita “L’amore supera i confini di ogni galassia”. Ma Giselle deve aver frainteso e quando più tardi abbiamo fatto l’amore lei era remota e fredda, un pezzo di plastica senz’anima. Allora il giorno dopo, che era ieri, ho pensato bene di farmi perdonare regalandole un mazzo di fiori. Sono andato dal fioraio e ho comprato un bel mazzo di tulipani rossi, perché il fioraio ha detto che i tulipani significano vero amore imperituro totale. Sono entrato in casa che non vedevo l’ora di vedere la faccia di Giselle, ma niente, Giselle non c’era. Ho deciso che avrei aspettato il suo rientro e nell’attesa ho messo i tulipani in un vaso con l’acqua. Sistemando il vaso sul tavolo l’occhio m’è andato sul catalogo di bambole gonfiabili. Distrattamente, ho ritrovato la pagina dove c’era l’Alien sex doll, che effettivamente era davvero sexy, alienamente sexy. Allora l’eccitazione ha cominciato a farmi formicolare la pelle, come piccoli cortocircuiti, e l’occhio mi è andato sui tulipani, e sulle loro corolle sensuali e ammiccanti. Ho preso un tulipano e ho iniziato ad accarezzarne i petali con il polpastrello e mi è sembrato che la corolla si aprisse lentamente. Allora non ci ho visto più, mi sono abbassato i pantaloni e le mutande e dopo essermi seduto ho infilato il glande nella corolla del tulipano reggendolo per lo stelo e proprio mentre facevo questo nel pieno deliquio dei sensi mi sono accorto che c’era un ombra dietro la tenda: che mi venisse un colpo se non era Giselle, e infatti era lei, che chissà da quanto s’era nascosta là dietro e mi stava spiando. Sono rimasto di ghiaccio con il pene dentro il tulipano, non sapevo che dire e lei mi guardava impietrita.
- Stavo giocando alle api – è tutto quello che sono riuscito a dire.
facciamo team
L’altro giorno uscendo dall’ufficio ho preso l’ascensore, non lo prendo mai per non incontrare nessuno e infatti chi ti ho incontrato? Il capo del capo del capo del mio capo. Volevo tornare indietro ma era troppo tardi, le porte mi si sono chiuse alle spalle. Il capo del capo del capo del mio capo, l’ing. White, ha subito estratto il cellulare e ha cominciato a parlarci dentro, stava facendo finta di aver ricevuto una telefonata per togliersi dall’impaccio di dover scambiare due parole con me, allora ho deciso di fargli uno scherzo. Mi sono girato dall’altra parte, ho estratto il mio cellulare e ho chiamato il suo numero. Così il suo telefono gli ha suonato nell’orecchio proprio mentre lui stava facendo finta di parlarci dentro. In evidente imbarazzo, guardandomi di traverso, ha risposto.
- Sì? – ha detto.
- Sono io – ho detto io.
- Ma è lei? – ha detto lui, guardando me.
- Sono me – ho detto io.
Con un grugnito, il capo del capo del capo del mio capo ha riattaccato.
- Molto divertente – ha detto.
- Non la sento. Pronto? Pronto? – ho detto io, parlando dentro al cellulare.
- La pianti con quel telefono! E adesso mi dica come ha avuto il mio numero privato. La farò denunciare per violazione della privacy!
- Ma il suo numero di cellulare è nell’agenda contatti dell’intranet aziendale. È accessibile a tutti – ho detto.
- Cosa? Nell’intranet aziendale! E come c’è finito?
- Ce lo ha messo lei. Era il Mai Più Segreti Tra Noi Day, non si ricorda? L’iniziativa lanciata da lei per favorire l’approccio al team building. Tutti erano invitati a inserire i propri dati nell’agenda contatti, anche i più personali, per essere sempre reperibili da tutti gli altri, senza filtri né segreterie.
- Perdio. Io ho fatto questo? Il Mai Più eccetera?
- Ma Più Segreti Day.
- Perdio. Maledette Pasticche Noncipensare. E ha funzionato, almeno?
- Che cosa?
- Il Mai Più Segreti Day. Ha favorito il team building?
- Be’, io e lei stiamo parlando. Questo è fare team?
- Mi lasci pensare. In un certo senso io e lei stiamo facendo team, perché no.
- Allora ha funzionato:
- Certo che ha funzionato. Era una mia idea, perdio. Si congratuli con me.
- Mi congratulo con lei, ingegnere.
- Bravo.
Poi non sapevamo più che dire, e allora abbiamo guardato per un tempo infinito le punte delle nostre scarpe. Le mie erano slacciate.




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